METODI DI LAVORO
Dall’emozione al gioiello.
È questa l’avvincente storia che ogni prezioso realizzato nel laboratorio orafo Tallone Orafi porta con sé. Ogni fase della lavorazione, dalla progettazione alla vendita, avviene all’interno della bottega che si apre sotto la storica Torre Civica di piazza Santa Rosa, a Savigliano.
La possibilità di seguire passo dopo passo la realizzazione del sogno.
L’artigiano lavora senza accorgersi del tempo che scorre, sprofondato nella sua elaborazione creativa e manuale, con nella mente e nelle mani solo la volontà di trasformare un’idea in qualcosa di straordinario.
La creazione dei nostri gioielli in 7 passaggi:
1
Design
Dall’emozione all’idea. Dall’idea al disegno. Semplici tratti di matita su di un pezzo di carta. Così nascono i gioielli realizzati a mano nel laboratorio Tallone Orafi. Stimolati dalle forme della natura, fonte inesauribile d’ispirazione, e dal mondo che li circonda, gli artisti che lavorano all’interno della bottega traducono le sensazioni in un concetto. «Ogni volta è una sfida avvincente e suggestiva. Sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda del cliente, trovare con lui il modo migliore d’esprimere le sensazioni che il gioiello deve suscitare».
Ogni sentimento ha la sua forma. Ogni passione la sua brillantezza.
Riuscire, in pochi tratti, a far immaginare al cliente il gioiello reale non è semplice. Qui sta l’abilità dei designer che, confrontandosi fra loro, interpretano le richieste del cliente proponendo soluzioni differenti.
2
Cad Design
Da schizzi su di un foglio di carta, i gioielli cominciano a prendere forma nel monitor di un computer.
Grazie ad avanzatissimi software di progettazione e design, l’idea originale si trasforma in frecce vettoriali, in segmenti tridimensionali, così che il cliente possa immaginare con maggiore dettaglio il gioiello reale.
La progettazione grafica computerizzata è un assoluta novità nel mondo dell’artigianato orafo, diffusasi in Italia appena una decina di anni fa.
Il laboratorio Tallone Orafi è tra le poche botteghe in provincia di Cuneo ad utilizzare questi strumenti di progettazione, ormai indispensabili se l’obiettivo è l’eccellenza e la perfezione dei risultati.
3
Prototipazione
Il gioiello comincia a prendere vita, a diventare qualcosa che si può toccare e vedere.
Attraverso una sofisticata apparecchiatura (stereo litografia), il prezioso disegnato a computer viene riprodotto in tre dimensioni, diventa un prototipo in cera assolutamente fedele a quello che sarà il gioiello finale.
La definizione dei dettagli è massima, così come le proporzioni e le forme.
4
Fusione a cera persa
Da prototipo, il gioiello diventa oggetto prezioso.
Il procedimento è di origini antichissime, conosciuto fin dal 4.000 a.C.
Nel corso dei secoli è stato costantemente perfezionato, fino a raggiungere un altissimo livello tecnologico ed oggi è uno dei metodi più utilizzati nella produzione orafa. Il concetto è quello di realizzare uno stampo in negativo del prototipo in cera, nel quale versare il metallo fuso per ottenere una replica del modello.
Il prototipo viene inserito all’interno di un contenitore in acciaio di forma cilindrica, nel quale viene versato del gesso liquido, in grado di solidificare e di resistere alle alte temperature. Il cilindro viene successivamente scaldato in forno, tra gli 800 e i 900 gradi, per quasi dieci ore: la cera del prototipo, a causa delle altissime temperature, viene completamente eliminata (da qui il nome, "fusione a cera persa") ed il materiale di rivestimento indurisce, diventando ceramica. All’interno del cilindro si forma una cavità, corrispondente al negativo del gioiello in cera, pronta ad accogliere il metallo prezioso liquido.
Attraverso un macchinario di ultimissima generazione, l’oro grezzo viene fuso ed iniettato all’interno del calco in gesso. Raffreddato, il cilindro in gesso viene sgretolato, portando alla luce il gioiello in materiale prezioso.
5
Finitura banchetto
«Bisogna sporcarsi le mani per fare gioielli fatti bene».
Movimenti e gesti che si ripetono, che racchiudono l’abilità ed il mestiere dell’artigiano.
Lime, martelletti, pinze: sono solo alcuni degli strumenti che l’orefice usa per rifinire il gioiello grezzo, per tirar fuori l’anima del prezioso.
Un lavoro di precisione, fatto di dettagli e segreti, che si acquisiscono solo con il tempo. «Il mestiere dell’artigiano è cambiato. Se un tempo, nei gioielli artigianali i piccoli difetti di produzione potevano essere accettati, oggi è diverso: per questo, i nostri prodotti sono curati nei minimi dettagli, nulla viene lasciato al caso».
6
Incassatura
L’arte di collocare le pietre nel modo giusto, così da valorizzarne la bellezza e lo splendore, non può prescindere dalle nuove tecnologie. Attraverso la tecnica del microscopio, che consente all’artigiano di lavorare con ancor più dettaglio, le pietre vengono incassate sul gioiello.
Un lavoro di precisione, dove la mano dell’orefice fa la differenza.
Come la cornice di un quadro valorizza la tela, così una pietra incastonata con scrupolo acquista un’aura differente. Creazioni uniche dalle forme esclusive.
7
Lucidatura
Giocare con la luce ed i suoi riflessi. Dopo la lucidatura, il gioiello esprime tutta la sua brillantezza, risplende di quella luce che lo rende unico in mezzo a tanti altri. Prima di questa fase, il gioiello è opaco, senza una netta distinzione fra ombra e luce: attraverso le operazioni di lucidatura, l’orafo dipinge un immaginario orizzonte tra le due parti, creando quel particolare effetto di riflesso proprio dei gioielli.
Nel laboratorio Tallone Orafi la lucidatura viene effettuata a mano, prima con spazzole a setole dure e poi con materiali sempre più delicati, ed avvalendosi di alcune apparecchiature appositamente dedicate (buratto magnetico, buratto a sabbia, macchina a vapore secco).
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