Da prototipo, il gioiello diventa oggetto prezioso.
Il procedimento è di origini antichissime, conosciuto fin dal 4.000 a.C.
Nel corso dei secoli è stato costantemente perfezionato, fino a raggiungere un altissimo livello tecnologico ed oggi è uno dei metodi più utilizzati nella produzione orafa. Il concetto è quello di realizzare uno stampo in negativo del prototipo in cera, nel quale versare il metallo fuso per ottenere una replica del modello.
Il prototipo viene inserito all’interno di un contenitore in acciaio di forma cilindrica, nel quale viene versato del gesso liquido, in grado di solidificare e di resistere alle alte temperature. Il cilindro viene successivamente scaldato in forno, tra gli 800 e i 900 gradi, per quasi dieci ore: la cera del prototipo, a causa delle altissime temperature, viene completamente eliminata (da qui il nome, "fusione a cera persa") ed il materiale di rivestimento indurisce, diventando ceramica. All’interno del cilindro si forma una cavità, corrispondente al negativo del gioiello in cera, pronta ad accogliere il metallo prezioso liquido.
Attraverso un macchinario di ultimissima generazione, l’oro grezzo viene fuso ed iniettato all’interno del calco in gesso. Raffreddato, il cilindro in gesso viene sgretolato, portando alla luce il gioiello in materiale prezioso.